La centralità delle risorse umane come leva per favorire l’innovazione

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Lo sviluppo di qualsiasi impresa passa attraverso la sua capacità di innovare prodotti e processi.
Ma senza corrispondente innovazione delle risorse umane destinate a gestirla, è difficile immaginare un futuro di successo.
Per questa ragione è unanimemente riconosciuto che sia il fattore umano il fulcro su cui far girare il cambiamento.
Forse per questa ragione si moltiplicano le iniziative di formazione, seminari, incontri, che si portano avanti con investimenti importanti.

Sono finiti gli anni in cui si guardava alla tecnologica come vettore di innovazione e si è cominciato a guardare alle persone come snodo essenziale per la realizzazione del cambiamento.
Ma servono “competenze nuove” per rispondere alle sfide della modernità. A tutti i livelli, nessuno escluso. Agire come si agiva non rende più.

L’inesorabile, progressiva e spontanea digitalizzazione ha fortunatamente velocizzato questo processo: molti di noi possiedono un telefono di ultima generazione (smartphone) con cui ci si collega alla rete e con cui si interagisce nei social piuttosto che nel reperimento di informazioni a mezzo web.
Ognuno di noi guarda scenari globali anche senza volerlo, aspetto impensabile sino a pochi anni fa.

Eppure risulta “non agevole” coinvolgere le stesse persone in un cambiamento nel modo di lavorare che per certi aspetti è ineluttabile.
Riunioni, comunicazioni, attività volte a “convincere” non hanno il successo che le energie impiegate meriterebbero.
Pur sapendo che solo soggetti preparati, motivati e formati sono un patrimonio irrinunciabile, si assiste a ostracismo e passività, quasi fosse problema altrui.

Ma la causa è stata identificata.
Il tratto che maggiormente sembra caratterizzare gli innovatori è la curiosità, una caratteristica tutta individuale che nessuno può insegnare.
Nella pratica quotidiana succede che gli innovatori sono a rischio di isolamento da un punto di vista relazionale perchè “non sono capiti” dalla comunità di lavoro: e in questo senso sembra corretta l’affermazione secondo la quale l’innovazione è una disubbidienza riuscita.

Ma non esiste futuro senza innovazione e non esiste innovazione senza curiosità.
Quindi non esiste futuro senza curiosità.
La stessa famosa frase “siate affamati, siate folli”, letteralmente si dovrebbe tradurre “rimanete affamati, rimanete follemente cercatori” sottolineando una forma mentale in perenne divenire.

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